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Diete e Integratori

Disturbi alimentari nei giovani, aumento durante la pandemia

I Disturbi dell’alimentazione nei giovani sono in aumento. Un dato allarmante che dovrebbe attirare l’attenzione dei media e delle istituzioni. La situazione è decisamente peggiorata durante la pandemia, qui vediamo di analizzare nel dettaglio le cause, di capire come ci si può orientare per la cura e, soprattutto, cosa si può fare in merito alla prevenzione dei disturbi alimentari nei ragazzi.

Disturbi alimentari, numeri in aumento

Secondo l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica, i disturbi alimentari nei giovanissimi sono aumentati del 30% nell’ultimo anno. Sarebbero, quindi, dati del Ministero, circa 3 milioni i ragazzi che soffrono di DNA, di cui il 95,9% donne. Si parla di disturbi quali anoressia nervosa e bulimia nervosa, entrambi con una maggiore incidenza nelle donne.

Complice la pandemia, si assiste a una vera e propria impennata di casi. Il perché è facile da intuire. I disagi causati dai diversi lockdown, la mancanza della socialità, inclusa quella scolastica, hanno indotto i giovani a uno stato di ansia e di frustrazione che, in molti casi, ha trovato come valvola di sfogo il cibo.

Il nodo della questione, però, si può ridurre a una sola parola: controllo. Non avere il senso del controllo di determinate situazioni, come per esempio la paura dei contagi, ha portato i giovani a non avere più un punto fermo nella propria vita. Paura, ansia, noia, ore trascorse sui social e sui device elettronici, si sono tradotti in disturbi alimentari, spesso, anche molto seri.

I disturbi alimentari non sono una scelta ma una patologia

Purtroppo, ancora oggi, si tende spesso a etichettare una persona che soffre di disturbi alimentari come una persona che ha scelto di vivere in quel modo. Chi è obeso lo è perché ha deciso di mangiare troppo, perché non riesce a regolarsi, perché non vuole impostare la sua vita in modo ordinato.

Di contro, chi è eccessivamente magro, lo è perché bada eccessivamente all’aspetto estetico, perché è una persona priva di sostanza, insomma, si viene sommersi da luoghi comuni e stereotipi. Niente di più errato. Chi cede al disturbo alimentare è una persona che ha indubbiamente un disturbo mentale più o meno significativo.

Come fare prevenzione

Vediamo ora quella che è forse la parte più interessante del discorso, al di là dei dati. Come si fa a prevenire l’insorgenza di questi disturbi? Parlare di prevenzione, in questo frangente, è molto difficile, se non nei termini di informazione, quindi parlare con i propri figli, alunni, nipoti, illustrando loro tali problematiche e, soprattutto, le conseguenze a cui portano.

Cercare di costruire un rapporto quanto più dialogico possibile, favorire il confronto, queste sono tutte cose che possono evitare, almeno in parte, di favorire l’insorgenza dei disturbi alimentari. Ma una cosa decisamente più efficace è quella di fare diagnosi precoci. Al minimo sospetto è bene cercare subito un confronto con un esperto professionista, in modo che il soggetto e i suoi familiari possano essere seguiti nel modo adeguato.

Quali terapie seguire

Prima di tutto è bene capire quando è il caso di preoccuparsi e quando invece non fare allarmismo. Il salto di un pasto, o un aumento dell’appetito, non sono di per sé significativi, devono invece essere relazionati ad altri fattori e atteggiamenti comportamentali.

Se nel caso di bulimia abbiamo degli evidenti segnali, ma nel caso dell’anoressia giovanile i primi sintomi potrebbero non essere visibili da subito. In generale è necessario osservare attentamente i ragazzi, soprattutto in ambito familiare.

Al segnale sospetto si deve subito rispondere con un pronto intervento. Si può consultare un professionista, per esempio uno psicologo o psicoterapeuta che, dopo un’attenta valutazione, sarà in grado di intervenire nel modo più adatto a seconda del caso, sia con il soggetto interessato, sia con i familiari. Indispensabile poi l’intervento di un nutrizionista che grazie alle sue competenze può riorganizzare il piano alimentare del paziente.

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