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Psicologia

I 5 passi da compiere per diventare più gentili con se stessi

La vita può riservare dei momenti “no”, ma non si deve mai dimenticare di essere gentili con se stessi. In genere, auto-rimproveri e refrattarietà al perdono per le proprie mancanze abbondano in situazioni particolarmente stressanti. E prendono piede soprattutto fra le persone con parecchie aspettative nei confronti della vita e delle relazioni con gli altri.

A questo punto veniamo a una domanda: dare un taglio a questa spirale di atteggiamenti distruttivi è possibile? La risposta è affermativa, anche se richiede impegno e un minimo di vigilanza. Di seguito daremo qualche suggerimento per liberarsi da fardelli inutili e vivere con più serenità.

Essere gentili con se stessi, una questione di consapevolezza

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Affrontare le sfide di ogni giorno può essere utile per ampliare gli orizzonti in ogni campo della vita. Aiuta a sperimentare nuove soluzioni e a migliorare negli ambiti nei quali ci dimostriamo più carenti, se abbiamo l’umiltà di valutare punti di vista differenti da quello abituale.

Ma a volte dobbiamo fare i conti con i nostri limiti. L’essere umano non è statico, né in continua ascesa: per svariate ragioni, energie e volontà possono diminuire o venire a mancare. L’attenzione si sposta da un’altra parte e capita di allontanarci dagli obiettivi o di commettere errori madornali.

A quel punto ci trasformiamo nei peggiori giudici di noi stessi. Entriamo in un circolo vizioso di rimproveri dal quale diventa difficile uscire, senza un po’ di fermezza e qualche regola da seguire. Ecco alcune life skills per riuscire a essere più indulgenti, da utilizzare come salvagente in qualsiasi situazione critica.

1. Prendere coscienza di tensioni e difficoltà

Le situazioni spinose possono riguardare ogni ambito dell’esistenza. Relazioni con i familiari, problemi finanziari e sul lavoro, obiettivi difficili da raggiungere, percorso di studi abbandonato o momentaneamente sfuggito di mano: abbiamo l’imbarazzo della scelta.

Non è indispensabile andare in profondità, basta partire dal primo scenario che ci affiora nella mente. Questa, infatti, ha la capacità di selezionare e far emergere le esigenze dell’anima e del cuore con estrema precisione.

2. Focalizzare la situazione e identificare i segnali psico-fisici da stress

Si chiama somatizzazione: è la tendenza a scaricare tensioni e sofferenze psichiche su determinate parti del corpo. Queste ultime dipendono dal soggetto, pertanto ognuno esaminerà i propri punti deboli in base ai sintomi.

I più comuni sono mal di testa, variazioni della funzionalità intestinale, sfoghi sulla pelle, dolori al collo, crampi improvvisi e singhiozzo, ma non sono gli unici. Può essere utile annotarli su un quaderno, insieme agli eventi scatenanti.

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3. Rendersi conto della sofferenza

Questo è il momento della consapevolezza vera e propria. Ammettere di soffrire è già una vittoria, perché permette di individuare un problema. Ma attenzione: deve essere pura osservazione, totalmente priva di giudizi positivi o negativi.

Dire a se stessi: “Adesso sto soffrendo” mette in evidenza due fatti. Uno è la presenza del dolore, l’altro che questo è limitato al presente. E non diventerà il leit motiv della nostra vita.

4. Non esiste una vita totalmente priva di dolore

È un’affermazione scomoda, ma perfettamente aderente alla verità. Quella della sofferenza è un’esperienza che non risparmia alcuno, per cui non siamo soli. Essere coscienti di un tale dato di fatto è un ottimo deterrente contro inutili sensi di colpa.

5. Non stancarsi mai di ricordare di essere gentili con se stessi

Non bisogna fuggire dalla realtà, ma nemmeno auto-fustigarsi. Per regalarsi un po’ di gentilezza occorre provare:

  • auto-compassione
  • accettazione di sé
  • gioia del perdono
  • desiderio di essere più forte.

Questi 5 passi saranno di grande aiuto per affrontare qualsiasi prova, indipendentemente dalle difficoltà e dallo stato d’animo di partenza. E ci renderanno più disposti a comprendere gli altri.

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